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GRAVIDANZA E DONNE CHE LAVORANO…

In realtà il titolo del post doveva essere “La gravidanza non è fatta per le donne che lavorano…” un po’ controcorrente e sicuramente assurdo ai giorni nostri ma, almeno per quel che mi riguarda è proprio così.

La Regione Piemonte dal 2012 ha ideato per le mamme in attesa, l’Agenda di Gravidanza, una pratica guida con tutte le informazioni più utili per affrontare il periodo e, cosa davvero innovativa, 16 impegnative mutualistiche con gli esami principali che ogni donna dovrebbe fare durante la gravidanza con l’indicazione della settimana in cui eseguirli.
Un’innovazione vera e propria che ci risparmia ogni volta di andare dal medico per farsi riportare sulla ricetta gli esami da fare evitando fastidiose e lunghe attese.
L’Agenda di Gravidanza può essere ritirata presso i consultori familiari della propria zona di appartenenza e…sarebbe tutto fantastico se ovviamente nel momento in cui ho scoperto di essere incinta, non fosse in ristampa e quindi non disponibile.
“Nell’attesa della sua venuta” nulla cambia rispetto al passato…visita dal ginecologo, indicazione degli esami da eseguire, coda dal medico di base per farsi prescrivere il tutto.
L’aggravante, dover tampinare letteralmente il consultorio familiare chiamando o recandosi personalmente agli orari stabiliti per sincerarsi sull’arrivo dell’Agenda e non rimanere di nuovo a bocca asciutta…ovviamente orari comodissimi per chi lavora.
All’alba del quinto mese di gravidanza e, dopo aver fatto la metà delle impegnative indicate, anch’io sono riuscita ad avere la mia Agenda.
Oltre agli orari impossibili del consultorio familiare, altra nota dolente che affligge le donne lavoratrici piemontesi in dolce attesa, gli orari del CUP per la prenotazione telefonica degli esami e  scoprire che per la maggior parte occorre recarsi di persona.

Tutto questo ovviamente si traduce in ore di permesso ed emotivamente in senso di colpa nei confronti del proprio datore di lavoro.
Le statistiche ci bombardano con i tassi di natalità pari allo zero in Italia…e allora mi spieghino come mai tramite il servizio sanitario nazionale risulta impossibile prenotare una qualunque visita anche mesi prima perché tutto pieno e occorra sempre rimediare privatamente.
Un test importantissimo per la valutazione delle malattie cromosomiche che si chiama test integrato, prenotato con 2 mesi di anticipo si è concluso con un nulla di fatto presso tutti gli ospedali piemontesi fino a quando dopo aver preso una giornata di permesso mi sono recata presso uno di essi di persona e scongiurato in ginocchio uno straccio di buco.
Il costo di questo esame eseguito in una struttura privata varia dai 300 ai 600 euro che avrei assolutamente speso ma quello che proprio non riesco a capire è il perché se un determinato esame è previsto per una determinata condizione, questo non possa essere fatto e basta, senza problemi di posti disponibili.
Ma questo discorso non vale solo per lo stato di gravidanza, credo che qualunque patologia che necessiti di determinati esami, questi debbano essere eseguiti senza lunghe file d’attesa e senza essere costretti a rivolgersi a strutture private.
Ad ogni modo si è risolto invece in un nulla di fatto per l’ecografia di screening, forse più conosciuta come morfologica, mi è toccato eseguirla privatamente e ovviamente a pagamento.
La soluzione a tutti i problemi? Prenotare tutte le visite ancor prima di sapere di aspettare un bambino 😉
Ultima “buona notizia”: entro il quinto mese occorre iscriversi al corso di preparazione al parto e, inutile dirvi che in tutti gli ospedali le classi quando è toccato a me erano già strapiene.
Mi sono rivolta al consultorio familiare e un posticino per me sono riusciti a trovarlo: dal 16 giugno al 28 luglio tutti i martedì dalle 9.30 fino a tarda mattinata.
Stupendo…se non fosse che, fino al settimo mese, come previsto dalla legge, ho continuato la mia attività lavorativa e…chi glielo avrebbe spiegato al mio datore di lavoro che per un mese tutti i martedì mi sarei assentata dal lavoro e che subito dopo sarei entrata in maternità obbligatoria?
Forse troppe paranoie e un senso di colpa inutile mio ma tengo al mio lavoro, amo la correttezza e sentirmi a posto con il mio senso di responsabilità.
Ho deciso così di rinunciare al corso e lasciare il posto ad una futura mamma che possa frequentarlo senza farsi grandi problemi.
Però cavoli…cosa gli cambiava organizzarlo nelle ore serali?!?
Spero che nelle altre regioni le cose siano un po’ diverse e a misura delle donne che per fortuna hanno un lavoro e vogliono conciliarlo con la gioia della maternità.
Io dal canto mio oramai sono quasi alla fine e diciamo che il peggio è passato di certo non grazie al sistema sanitario nazionale 🙂

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