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BABY BLUES…

La nascita della nostra piccola, principessa è stato per noi uno, dei momenti più belli della nostra vita, un’emozione che conserveremo per sempre nel nostro cuore e che rimarrà per sempre unica.

Per quanto solitamente la vita in ospedale sia molto triste, in quell’occasione, alla nostra prima esperienza da neogenitori, tra le 4 mura della nostra camera, ci sentivamo rassicurati e protetti, un piccolo mondo tutto nostro e perfetto!

Uscire poi da quella sorta di campana di vetro e varcare per la prima volta la soglia di casa con la nostra piccolina fra le braccia, è stato un altro di quei momenti impossibili da dimenticare e forse è stato solo in quel preciso istante che abbiamo capito che la nostra vita sarebbe completamente cambiata.
Per la prima settimana mio marito è rimasto a casa con noi, anche per i mille adempimenti burocratici da svolgere per rendere noto al mondo che, una nuova personcina popola il nostro pianeta.
Nel periodo pre-parto avevo letto tanto sul tema maternità e sul periodo che ne segue e, nonostante tantissimi articoli sul tema “baby blues”, non riuscivo a comprenderne esattamente il significato.
Letto così, sembra quasi il titolo di una vecchia canzone country, in realtà definisce una sorta di tristezza post partum e mi chiedevo continuamente come si potesse essere tristi in un momento così felice della propria vita, quando hai aspettato per nove lunghi mesi di stringere tra le braccia quello che sarebbe diventata la tua ragione di vita.
Poi, mio marito ha ripreso a lavorare, capitava spesso che rientrasse a casa molto tardi e, non so per quale ragione ma, nel tardo pomeriggio, mi piombava addosso uno strano senso di tristezza e malinconia.
Eppure le ore insieme alla mia piccolina passavano veloci, tra poppate, ninne, cambi pannolino e lunghe passeggiate, il tempo scorreva via veloce ma, nonostante questo, verso sera un’ombra offuscava la mia mente e tutto sembrava un problema insormontabile.
Le lacrime scendevano sul mio viso incontrollate e il timore più pressante era quello di non fare ed essere abbastanza per la nostra piccolina.
Ho così capito che quel senso di sconforto era proprio il “baby blues”…
Per fortuna questa sensazione è durata molto poco, mio marito mi ha sempre sostenuta e reso la nostra nuova vita un qualcosa di meraviglioso.
E’ sempre stato molto presente e non si è mai sottratto a niente, cambiava e cambia tutt’ora i pannolini, medicava il moncone ombelicale e alleviava cullando la nostra piccola, le ore di pianto inconsolabile dovuto alle colichette.
Sicuramente il mio travaglio non facile, come vi avevo raccontato qui, la ferita del taglio cesareo, le nuove responsabilità che incombono, sono tutte cause che contribuiscono a creare i noi mamme un senso di inadeguatezza.
Quello che sicuramente mi ha aiutato, è stato non nascondere questo senso di disagio, parlarne con mio marito che è sempre stato super disponibile e pronto a tirarmi su il morale in qualunque modo, nonostante anche lui, accusasse lo stress di aver assistito ai mille tentativi per far nascere la sua bambina, conclusisi poi con la porta della sala operatoria chiusa in faccia.
Ma dopo qualche settimana di rodaggio, la nuova vita a tre ha acquistato un altro aspetto, non puoi non rimanere estasiato dalla meravigliosa vita che sta crescendo fra le tue braccia e da quello che, il profondo amore di una coppia, sia riuscito a creare.
La coppia, l’unione è il motore di tutto e aiuta a superare qualunque difficoltà.

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