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IL NOSTRO INSERIMENTO…PARTE 1

È iniziato anche settembre, tante di noi sono già tornate alle proprie abitudini e per molte mamme come me, si avvicina il momento in cui per volere o per dovere, ci si deve separare dai nostri piccoli…momento che per me è già toccato la scorsa settimana.

Alla mia prima gravidanza l’idea di rientrare a lavoro mi tormentava, sapevo che un’intera maternità facoltativa sarebbe stata economicamente dura da sostenere e, allo stesso tempo, separarmi dalla mia piccola di soli tre mesi mi spezzava il cuore.

Alla fine grazie al congedo parentale su base oraria e al lavoro su turni di mio marito, siamo riusciti a tenerla a casa con noi fino agli 11 mesi…io sono rientrata a lavoro quando lei di mesi ne aveva 5, al mattino restava a casa con il suo papà è al pomeriggio con me.

Mentre ci godevano ancora questi mesi di lento a graduale distacco abbiamo iniziato anche a pensare a quale fosse l’alternativa migliore una volta esaurite le nostre ore di congedo.

Inizialmente abbiamo contattato alcune baby sitter referenziate che potessero prendersi cura di lei direttamente a casa per non allontanarla dal suo mondo e mentre conoscevamo queste persone, ci ponevamo il dubbio se installare o meno delle telecamere di sorveglianza per sentirci più al sicuro.

Questo dubbio ci ha fatto capire che una baby sitter non era la soluzione adatta a noi.

Non era giusto per la persona che sarebbe venuta a prendersi cura della nostra bambina che invece meritava fiducia e nemmeno per noi che alla fine non ci sentivamo tranquilli.

Abbiamo iniziato così a valutare l’opzione nido escludendo a priori l’alternativa pubblica perché non si conciliava con i nostri orari.

Sarà che a volte il destino decide di schierarsi dalla nostra parte ma alla prima visita abbiamo avuto immediatamente la sensazione di aver trovato il posto giusto.

Abbiamo visitato ogni angolo, riso e scherzato con tutte le educatrici e più tempo passavamo in quel mondo creato apposta per i bambini, più ci sentivamo a nostro agio.

Se fossimo stati bambini a noi sarebbe piaciuto frequentare un posto così e questa sensazione ci ha fatto capire che quella era la scelta giusta.

Quel giorno era un giorno di marzo, la nostra piccola aveva 5 mesi e abbiamo firmato per l’iscrizione a partire dal mese di settembre.

Man mano che si avvicinava il giorno x tutta la serenità e la sicurezza che avevo andavamo via via scemando.

Piangevo giorno e notte al solo pensiero di lasciarla e il week end che precedeva il fatidico giorno dell’inserimento…febbre!

Sono sprofondata nella crisi più totale e, in queste circostanze, è risaputo che la mia lucidità mentale lasci il posto alle più disparate idiozie.

Nella mia testa si era insinuato il dubbio che quella febbre fosse un segno del destino, che il nido non era la soluzione ideale per la nostra piccola e che dovevamo trovare assolutamente un’altra soluzione.

In realtà era solo una sesta malattia che ha prolungato di una settimana le mie lacrime non stop.

Il lunedì successivo ci toccava…era arrivato il giorno del nostro inserimento.

Appena varcata la soglia del nido ho ritrovato quella serenità del giorno della visita.

Il vantaggio del nido che avevamo scelto era quello di avere sezioni composte da massimo 8 bambini suddivise in fasce di età omogenee, praticamente la nostra piccola di 11 mesi non sarebbe mai stata con bambini di 36.

Con le altre mamme mi accomunavano gli stessi dubbi e le stesse paure, la stessa insicurezza e le stesse domande.

Il primo giorno abbiamo chiacchierato tranquillamente con le educatrici, come un gruppo di quelle mamme che magari si ritrovano al parchetto vicino casa.

Ci siamo raccontate le nostre esperienze mentre i nostri bambini esploravamo il loro nuovo mondo.

E vederla per la prima volta interagire a modo suo con altri bambini mi ha fatto capire quante paranoie ci facciamo noi genitori e quanto invece i bambini sappiano rendere tutto molto più semplice.

Quel giorno mi sono promessa che mai più una mia paura dovrà condizionare la vita dei miei bambini…poi però ci sono cascata altre volte, ma prima o poi imparerò.

Il secondo giorno siamo state con i nostri bambini mezz’ora, li abbiamo lasciati con le educatrici per poi andarli a riprendere un’ora dopo.

Il terzo giorno li abbiamo solo dati in consegna alle educatrici a poi ripresi dopo due ore.

Il quarto giorno abbiamo sperimentato la pappa, il quinto la ninna e la settimana successiva la mia bambina ha iniziato il suo orario normale.

Non ha mai pianto, anzi ogni mattina era felice di saltare in braccio alle sue maestre. Certo è capitata qualche mattina no ma si contano sulle dita di una mano.

Con lei ho avuto la fortuna di non andare mai a lavoro con il magone di averla lasciata in lacrime. Mi ha sempre salutato con un sorriso e con una voglia matta di correre dai suoi amici.

I momenti più duri sono quelli di rientro dai periodi di vacanza come quello appena trascorso e che stiamo vivendo in queste prime due settimane ma so anche che il momentaccio passerà in fretta.

Tempo fa era stata proprio lei a chiedermi di andare a prenderla più tardi rispetto all’orario che avevamo concordato e non c’è conferma migliore della scelta che abbiamo fatto per lei.

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