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PRIMA O POI DIVEVA SUCCEDERE…

Da quando a febbraio è scoppiata l’emergenza Covid, lavoro da casa in smart working.

Agli inizi è stata dura gestire il lavoro con i bambini a casa da scuola ma con il passare del tempo loro hanno capito che non ero a casa per giocare con loro e io sono diventata meno rigida quando magari nelle riunioni in video mi chiamavano “mamma mamma mamma” o qualche volta sbucavano dal monitor per farsi inquadrare.

In fondo tutti quelli con bambini erano messi come me.

In passato quando provavo ad immaginare una vita da telelavorista la vedevo come una dimensione troppo lontana da me perché credo che per lavorare bene e trovare nuove idee, la contaminazione sia fondamentale.

Poi questo virus ci ha reso un po’ tutti telelavoristi, almeno per quelle aziende che sono riuscite a resistere al lockdown.

Ho iniziato così ad apprezzare la possibilità che questo momento co stava offrendo.

Ho amato lavorare con la tazza della colazione in mano, non dover lasciare di fretta e furia i miei bambini a scuola con un rapido bacio per poi buttarmi in un’ora di traffico e arrivare in ufficio con un tasso di nervosismo già pari al 60%.

Ho apprezzato che la mia webcam ad un certo punto si sia rotta perché quello che non dice la mia bocca il mio viso lo dice chiaramente.

Ho lavorato molto di più perché alla fine sei sempre collegata al pc ma la mia famiglia era lì con me e mi sono sentita meno in conflitto tra il mio essere mamma e il mio essere donna che lavora.

Con l’apertura dei centri estivi ho scoperto che è più bello accompagnare i bambini a scuola e potersi fermare a fare quattro chiacchiere con quelle mamme che hai sempre visto solo di sfuggita.

Lunedì tutto questo finirà perché anche per me è arrivato il momento di tornare in ufficio o come dicono i miei bambini di andare al lavoro vero.

Ad un certo punto lo so che ricomincerò a sentirmi “stretta” nel mio palazzo di vetro perché dove lavoro io i bambini e gli impegni familiari sembra arrivino da Marte e mentre tu combatti contro il tempo cercando di incastrare tutto, per la maggior parte delle persone la cosa più normale è rimanere lì, come se non esistesse nient’altro.

Ma anche se dentro continuerò a combattere con le due me, i miei pezzi da incastrare sono troppo preziosi e valgono più di ogni altra cosa al mondo.

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